And now, the end is near;
And so I face the final curtain.
My friend, Ill say it clear,
Ill state my case, of which Im certain.
Ive lived a life thats full.
Ive traveled each and evry highway;
And more, much more than this,
I did it my way.
Regrets, Ive had a few;
But then again, too few to mention.
I did what I had to do
And saw it through without exemption.
I planned each charted course;
Each careful step along the byway,
But more, much more than this,
I did it my way.
Yes, there were times, Im sure you knew
When I bit off more than I could chew.
But through it all, when there was doubt,
I ate it up and spit it out.
I faced it all and I stood tall;
And did it my way.
Ive loved, Ive laughed and cried.
Ive had my fill; my share of losing.
And now, as tears subside,
I find it all so amusing.
To think I did all that;
And may I say - not in a shy way,
No, oh no not me,
I did it my way.
For what is a man, what has he got?
If not himself, then he has naught.
To say the things he truly feels;
And not the words of one who kneels.
The record shows I took the blows -
And did it my way!
tra pochi giorni, una decina per l'esattezza, se di esattezza di può parlare per la parola decina, la mia vita cambierà.
direte: "ci hai sfrantumato i coglioni con sta storia" vi rispondo: "è vero, ma state lì buoni buoni che c'è del nuovo".
dunque la mia vita cambierà ed era ora: ho cambiato lavoro proprio per cambiare vita.
farò il barman, se mi voglio dare un tono, il barista se vogliamo chiamare le cose con il loro nome.
insomma lavorerò in un locale che esiste già, ma che apre solo dal pomeriggio: arrivo io e iniziamo a fare le colazioni.
la cosa mi esalta.
mi esalta l'idea di alzarmi che è ancora buio e buona parte della città ancora dorme.
mi piace l'idea di comprare i giornali, tirare su la serranda, sistemare gli sgabelli, preparmi il primo caffè e poi via, gente che entra e esce, qualcuno che si ferma, mille chiacchiere da bar e tutti che leggono il giornale che ho comprato io.
insomma, trasferisco il blog dalla blogopalla alla realtà.
e qui sta il nocciolo che vi interessa.
dopo una decade in cui ho vissuto davanti ad un pc con internet sempre a portata di mano, improvvisamete [o ex abrupto per dirla come si conviene a gente di lettere] questa parte di mondo sparirà dalla mia vita.
no more internet on working place.
no more internet at home.
no more internet at all.
la cosa, come intuirete, mi esalta. o almeno la sua prospettiva.
da cui però il problema blog.
il blog senza internet è un po' come un tuffo senza acqua: quanto meno viene male.
ma io il blog di certo non lo chiudo.
è una parte troppo preziosa di me. esistono blog di servizio, tipo quelli che ti parlano del più e del meno dell'attualità. altri blog sono un po' alla come vengono. il mio urla, dal primo pixel fino all'ultimo, io io io io io...insomma, parla di me a 360° e chiuderlo sarebbe come tagliarmi un braccio. no no no, non s'ha da fare.
questo blog è stato molto prezioso per me, per tanti motivi.
innanzitutto essendo io stato me stesso in ogni singola manifestazione ed essendo che in virtual life le persone hanno meno vincoli, come se l'incorporeità del tutto facilitasse approcci e relazioni, ho capito molto di come le persone mi vedono, di quello che si aspettano da me e dell'immagine che io do di me. esperienza utilissima.
ma ancor di più sono state le persone che ho conosciuto tramite esso, il bene più prezioso che porterò con me.
perderò molte persone che al momento mi leggono, sarà inevitabile, ma di quelle tra di esse che volevo portarmi dietro ho preso il contatto messenger, quando non il cellulare.
molti, ma soprattutto molte di voi le ho conosciute nella vita vera: sono tutti incontri che porterò con me nella nuova vita.
quelli di cui perderò le tracce non se la prendano: lo dichiaro nel mio profilo che sono profondamente superficiale e superficialmente profondo. e non è mia abitudine mentire.
ci sono delle persone che voglio però ringraziare, ognuna di loro sa perchè.
e sono:
- missdì
- boc
- sviz
- harlock
- wos
- pleiadi
- blu
- e.l.e.n.a.
- primabase
e ovviamente plepacat, senza la quale tutto ciò non esisterebbe neppure.
vado, il mio salto mi attende.
vi lascio un'ultima frase che mi ha regalato pervinca l'altro giorno, nella consapevolezza che prima o poi di qui ripasso.
Mai nulla di splendido è stato creato se non da chi ha osato credere che dentro di sè ci fosse qualcosa di più grande delle circostanze.
Bruce Barton
l'altro giorno ho amabilmente chiacchierato per un paio d'ore con questa ragazza.

quando si è alzata per andare in bagno mi hanno detto che è fidanzata con questo...

...e che nel 2002 tra queste due si è piazzata seconda...

....ma questa è sfigata o no? mica l'ho capito!
mercoledì, in un improvviso vuoto organizzativo, sovra è andato al cinema a vedere il diavolo veste prada.
dopo 12 minuti anche un bambino di 11 anni che abbia visto almeno tre film della walt disney [fantasia escluso che è troppo cerebrale per un bambino] ne indovina la trama con un margine d'errore inferiore al 5%.
ma il film merita di essere visto anche solo per i due minuti iniziali: una carrellata di gnocca e di scarpe da mozzare il fiato. e si sa, qui siamo un po' feticisti.
per il resto è un film decisamente da gay, ma il vostro sovra è gay abbastanza da esserselo fatto piacere assai.
del resto a fine film il piccolo chiosava: "hai notato che eravamo l'ennesima coppia gay della fila?"
ieri sera al terzo vodka sour [rigorosamente sporcato con menta fresca]: "...perchè considerata la natura intrinseca ed escatologica della ricerca euristica ed ermeneutica posso affermare con apofantica decisione e apodittica certezza che il mondo si divide tra chi mangia i salatini lucidi e chi mangia quelli salati!"
e tu? quali salatini mangi?

le foglie dei tigli e degli ippocastani versano al rosso e al marrone e sovente abbandonano il ramo che le ha recentemente ospitate eppure il viale del lungo lago è perfettamente pulito e scevro da qualsiasi inquinamento umano, animale o vegetale. le panchine, di un rosso una volta acceso e solo leggermente sbaidito dal tempo, sono come nuove e perfino le onde del lago sembrano procedere ordinatamente per non disturbare l'equillibrio dinamico circostante.
alle mie spalle l'edifico di inizio novecento della banca di svizzera e italia porta addosso il segno dello smog, unica increspatura in un paesaggio che altrimenti neppure nei playmobil riesci ad immaginare così perfetto.
siedo davanti al lago di lugano, sorseggiando una bevanda calda e osservando l'autunno che si è disteso a macchie sulle piante sempre verdi delle montagne circostanti come il fard di una adolescente inesperta.
in lontananza la fontana davanti all'hotel heden spara in alto il suo getto: tra poco meno di un mese nelle sale di quel grand hotel si terrà l'evento conclusivo di questa mia esperienza lavorativa.
e sono qui, seduto in questa piccola estate di san martino, a macinare pensieri, dubbi, propositi, domande, sensazioni sul futuro e sul passato prossimo. il presente si sospende e io mi trovo a fantasticare del lavoro che verrà.
per la prima volta ho scelto di partire quando sarei potuto rimanere. della fuga ha le caratteristiche, ma manca il movente. stavolta la scelta è consapevole.
quello che mi conforta è che tutti coloro che mi conoscono bene dicono che lavorare con il pubblico fa per me, che ci so fare, che le possibilità le ho tutte.
questo, dico io, è vero per un buon 80% dei lavori disponibili. madre natura è stata generosa con me donandomi materia grigia a sufficenza per poter fare quasi tutto. ma madre natura è spesso anche parsimoniosa e come con una mano ha donato, con l'altra ha sottratto e mi ritrovo ad essere uno svogliato cronico. sono quindi le motivazioni a fare di me un perdente o un vincente.
riprendo l'auto che ormai giudo per la città elvetica con la sicurezza di chi conosce la strada, imbocco l'autostrada e quel magnifico ponte che taglia in due il lago, facendoti camminare tra due ali d'acqua a pochi metri da te. mi viene in mente che un paio di millenni fa da queste parti trasitavano pure gli elefanti agli ordini di annibale. della serie anche le formiche nel loro piccolo si incazzano, l'uomo è un animale strano e con le motivazioni giuste supera se stesso e le sue aspettative.
mi attendono mesi diversi, con ritmi diversi, con persone diverse e una strana voglia di imbarcarmi in una grande impresa: trovare una casa da acquistare.
dovrò essere formica e cicala insieme, dovrò essere il me di quando ero dodicenne, responsabile e sognatore, e il me degli ultimi 8 anni, frivolo e downtoearth.
supero la dogana e rapidamente mi lascio le alpi alle spalle. la fuliggine della pianura padana annuncia che milano è prossima ma io sono ancora immerso in questi melanconici pensieri e l'auto è calda di un'insolito sole e la radio canta con la pausini e l'energia che questa donna ha nella voce. può non piacere, ma cazzo se è motivata!
non ho mai trovato un posto da chiamare casa, non mi sono mai fermato in un posto sufficentemente a lungo da chiamarlo così e mi scuso se per una volta ancora non sono innamorato, ma non è che non mi interessi se il tuo cuore sia lì lì per spezzarsi.
è appena un pensiero, solo un pensiero...ma la dimensione della mia vita è l'affitto e non sono capace di imparare ad acquistare; non merito nulla di più di ciò che ho, perchè niete di quello che ho è veramente mio.
ho sempre pensato che amerei vivere in mare, viaggiare per il mondo da solo e vivere in modo più semplice: non ho idea di cosa sia accaduto a quel sogno perchè in verità, qui, non rimane proprio nulla che possa trattenermi.
ma se il mio cuore è barricato dietro uno scudo che non ho intenzione di abbassare, ma se sono così spaventato dal fallimento da rinunciare financo a provare, beh, come posso dire di essere vivo?
ma la dimensione della mia vita è l'affitto e non sono capace di imparare ad acquistare; non merito nulla di opiù di ciò che ho, perchè niete di quello che ho è veramente mio.
e ieri, con mia madre, si parlava di accendere un mutuo e comprare, che so, 50 metri quadri...tanto per iniziare...
accomodatevi...

c'è che ho voglia di scrivere ma non nessuna voglia di ragionare. ho i polpastrelli che fremono, che vogliono raccontare storie e pezzi di vita, viaggi mentali e l'ultimo strano particolare emozionante diverso sensuale sintetico amicale wend.
solo che non lo farò perchè per ogni cosa che vorrei raccontare ci vorrebbero almeno un paio di cartelle e non ho il tempo di scriverle e quasi quasi neppure di pensarle.
e allora in questi casi passo dalla scrittura alla tradizione orale, che è poi un altro dei miei palcoscenici abituali. anzi direi che il mio debutto come autore di me stesso è avvenuto proprio nei racconti verbali che mi capitava di fare delle mirabolanti imprese nelle quali mi cacciavo spesso. forse proprio per avere qualcosa da raccontare, forse per incapacità, forse forse perchè mi piace vivere così, di getto, senza pensarci. scegliere di pancia e vaffanculo.
fatto sta che spessissimo è accaduto che prima di un esame, quando tutti gli studentelli universitari spaventati come pomodori lasciati in mezzo a via nomentana alle setteeunquarto del mattino sono lì che attendono il loro turno, io dessi fordo a tutte le mie capacità interpretative di non so cosa e qualcuno, inevitabilmente direi, mi chiedeva: maaaaa, tu sei un attore? fai del cabaret? sì, gli rispondevo, quello di pastarelle alla domenica nel pranzo a casa dei nonni.
ecco, i nonni. domani è il giorno dei morti, quindi a conti fatti oggi è halloween.
ho perso due nonni su quattro, i maschi, ma in tempi e con modalità molto differenti tra loro. sono una persona che vede la morte come parte della vita e sebbene abbia sofferto molto per la dipartita del padre di mia madre, non sono uno che sta lì sempre a pensarci a chiedersi se ma però certoche: lui lo sa quanto mi manca e tutto ciò basta.
se ancora state leggendo e vi chiediate dove andrò a parare, lasciate perdere: oggi non si arriva da nessuna parte. perchè la notte è diversa e non arrivi a trentanni per scoprirlo, ma a trentanni puoi scoprirne lati diversi passandoti sotto le narici un dito che sa di femmina; perchè gli aperitivi al magenta sono sempre forieri di qualche sorpresa sessual-sentimentale; perchè puoi scoprire che un tuo amico è più caro di quel che credi; perchè ora sei un guanto al rovescio, una bomba innescata che forse esploderà forse no chenesò.
al telefono con missdì ieri ho trovato molta calma, discreta serenità, amicizia, calore e la certezza che io sono maschio solo perchè ho il cazzo e mi piace usarlo con le donne: per il resto masculine or feminine per me, davvero, uguali sono.
vabbè, stasera tiro fuori cappello a punta, scopa e mantello e mi regalo una notte da hermione granger.
quand'ero un giovane fringuello in cerca di umidi e setosi riccioli di donna fui messo in guardia proprio da una di loro, più grande di me. mi disse che le donne sono diaboliche, che non sopportano la bellezza di un'altra e che anche quando fanno un complimento lo fanno con un rospo in gola.
una mia amica dice che le cose scritte o dette di notte hanno un altro sappore, una diversa intensità: io aggiungerei anche quelle che ascolti quando sei giovane.
tutto questo per arrivare al post di ieri e alla povera disgraziata attraversatrice di strisce pedonali.
mi preme precisare subito un paio di cose:
- la foto non l'ho scattata io
- è l'unica che ho trovato su internet con una ragazza che attraversava le strisce
- i gusti son gusti e voi siete tremende
forse siete tutte fenomene del gioco della caccia all'errore, ma vi ho sentito tirare fuori delle osservazioni che mai mi sarebbero venute in mente, e sì che a me le donne curate piacciono parecchio, quindi ci faccio caso. faccio caso alla scarpa che indossano, se è in abbinamento con la cinta e la collana, ad esempio, noto se i monili che porta sono armonizzati tra loro, se l'intimo è adeguato all'abbigliamento. ma voi, santiddio, siete tremende.
viola mi ci ha addirittura telefonato! e non parliamo poi delle reazioni in messenger.
il top però, l'ha raggiunto una di voi provocandomi ipotizzando cosa avreste potuto dire di lei.
adoro le provocazioni, quindi detto fatto.
queste sono le gambe di una di voi, una di quelle vipere che ha commentato qui sotto: se volete, dite la vostra. senza censure ovvio...

il signore [o chi per lui] benedica gli attraversamenti pedonali nei pressi delle università!
[nella foto tipico animale di questi ecosistemi]
